Tree People

Sergio Marcelli

Fotografo

SergioMarcelli

Ogni volta che mi capita di dovermi presentare, il pensiero vola veloce ad una testimonianza di Nadar che in un processo del 1856, parlando di fotografia, si pronuncia con queste parole: «La teoria s’impara in un’ora; le prime nozioni pratiche, in un giorno… Quello che non s’impara… è il senso della luce… è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate… Quello che s’impara ancora meno, è l’intelligenza morale del tuo soggetto – è quell’intuizione che ti mette in comunione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere, e ti permette di ottenere, non già, banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, alla portata dell’ultimo inserviente di laboratorio, bensì la somiglianza più favorevole, la somiglianza intima.»

Queste battute portano con sé, ancora oggi, un significato tanto profondo quanto attuale. Forse perché anche io come Nadar nasco col disegno, con la matita in mano, anzi col pennino, seppure nella vita abbia deciso di fare il fotografo. O forse perché come Nadar che, non dimentichiamo, fu ritrattista ma fu anche il primo a lavorare con la luce artificiale o a sperimentare la fotografia aerea, amo spaziare attraverso i diversi generi che caratterizzano questa disciplina. Dalla fotografia patinata ad uso commerciale, alla fotografia d’arte, attraverso tutte le principali tecniche oggi a disposizione. Non è un caso, credo, se ho iniziato ad insegnare appena ventiseienne, con un po’ di presunzione, forse, ma anche con tanta umiltà. Nel 2016 ho pubblicato un manuale di tecnica fotografica per Hoepli editore: l’unico nel panorama italiano che parla di fotografia stenopeica, di pellicola e di digitale senza cedere alle mode o alle tendenze del momento. Non solo: ho iniziato a scrivere articoli di fotografia, creando tra l’altro un mio blog personale.

Qualcuno però mi ha definito ricercatore trasversale. Vero. Perché sì sono curioso, tanto curioso che il passo dalla fotografia al video e al cinema è stato breve. E mentre la fotografia l’ho studiata, il cinema l’ho imparato sul campo, rubando con gli occhi. Dopo aver osservato i grandi maestri e firmato qualche lavoro, mi sono ritrovato per le mani la possibilità di girare un mio documentario. È successo così: me ne tornavo da Berlino, dove avevo vissuto per qualche anno assaporando la vita artistica di una città in continuo cambiamento e, tra i personaggi che ho incrociato, ce n’era uno che suonava con molle, trapani e pietre. Aveva lavorato con personaggi come William S. Burroughs o Derek Jarman e allora perché non farne un film? Film che ovviamente ho girato, anzi sto girando.

© Copyright 2019 Tree - All Rights Reserved

Cookies policy
GDPR
Privacy policy